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Come distinguere tra micro, piccole, medie e grandi imprese?

Categoria: Lavoro
Set 24, 2026
Redazione
Come distinguere tra micro, piccole, medie e grandi imprese

L’Italia è, da sempre, un Paese caratterizzato da una forte presenza di micro, piccole e medie imprese (PMI), alle quali si affianca un numero più contenuto di imprese di grandi dimensioni.

I dati più recenti dell’ISTAT confermano il ruolo centrale delle imprese di minori dimensioni nel sistema produttivo italiano. Nel 2023 erano attive 4 milioni e 617 mila imprese, con un totale di 18 milioni e 644 mila addetti. Il tessuto produttivo italiano continua a essere caratterizzato soprattutto dalla presenza di microimprese: quelle con fino a 9 addetti, nel 2022, erano oltre 4,2 milioni e rappresentavano il 94,5% del totale.

Le imprese con 10-249 addetti rappresentavano invece una quota più contenuta del sistema produttivo, ma concentravano complessivamente il 33,8% degli addetti. Le grandi imprese, con 250 addetti e oltre, erano appena lo 0,4% del totale, ma occupavano il 23,9% degli addetti.

Anche dal punto di vista economico emerge una differenza significativa: nel 2023 le grandi imprese, pur essendo numericamente molto poche, hanno generato circa il 35% del valore aggiunto prodotto dalle imprese industriali e dei servizi di mercato.

Il quadro che emerge è quindi quello di un sistema produttivo composto prevalentemente da imprese di piccole dimensioni, mentre le imprese più grandi, pur rappresentando una quota molto ridotta del totale, hanno un peso rilevante in termini di occupazione e valore aggiunto.

Ma a cosa si fa riferimento, di preciso, quando si parla di micro, piccole, medie e grandi imprese?

Vediamo insieme come distinguerle.

Definizione di PMI

Prendiamo come riferimento la definizione di PMI adottata dalla Commissione europea, contenuta nella Raccomandazione 2003/361/CE e illustrata nella Guida dell’utente alla definizione di PMI. La definizione europea stabilisce i criteri utilizzati per distinguere micro, piccole e medie imprese, prendendo in considerazione principalmente tre elementi: il numero di occupati, il fatturato annuo e il totale di bilancio annuo.

Secondo la definizione europea, sono considerate PMI le imprese che hanno meno di 250 occupati e un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.

micro piccole medie e grandi imprese

All’interno della categoria delle PMI troviamo tre diverse tipologie:

  • microimprese;
  • piccole imprese;
  • medie imprese.

Le imprese che non rientrano nella definizione europea di PMI sono invece escluse da questa classificazione. Nelle statistiche ISTAT, per individuare le grandi imprese viene generalmente utilizzata la classe dimensionale di 250 addetti e oltre.

È importante ricordare che, quando si applica la definizione europea, per alcune imprese non è sufficiente considerare soltanto i dati della singola società. Se l’impresa fa parte di un gruppo o ha rapporti di partecipazione con altre imprese, possono infatti essere presi in considerazione anche i dati delle imprese partner o collegate.

Cosa sono le microimprese

Partiamo dalle imprese di dimensioni più contenute: le microimprese.

Secondo la definizione europea, un’impresa è considerata micro quando:

  • ha meno di 10 occupati;
  • ha un fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.

Si tratta di una componente molto importante del sistema produttivo italiano.

I dati del Censimento permanente delle imprese dell’ISTAT, con riferimento al 2022, mostrano infatti che, tra le imprese considerate nella rilevazione, quelle con 3-9 addetti rappresentavano il 78,9% del totale.

Questi numeri aiutano a comprendere quanto siano diffuse le realtà imprenditoriali di piccole dimensioni nel nostro Paese.

Cosa sono le piccole imprese

Salendo di dimensione troviamo le piccole imprese.

Secondo i criteri europei, una piccola impresa deve avere:

  • meno di 50 occupati;
  • un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro.

Nelle statistiche ISTAT, la classe delle piccole imprese comprende generalmente quelle con 10-49 addetti.

Anche questa categoria rappresenta una parte significativa del sistema produttivo italiano. Secondo il Censimento permanente delle imprese, le imprese con 10-49 addetti rappresentavano il 18,5% delle imprese considerate nella rilevazione, pari a circa 189 mila unità.

Rispetto alle microimprese, si tratta generalmente di realtà più strutturate, che possono avere una maggiore articolazione organizzativa e un numero più elevato di lavoratrici e lavoratori.

Cosa sono le medie imprese

La terza categoria all’interno delle PMI è quella delle medie imprese.

Per rientrare in questa categoria un’impresa deve avere:

  • meno di 250 occupati;
  • un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.

Anche in questo caso, quindi, il numero di occupati deve essere accompagnato dal rispetto di almeno una delle due soglie economiche previste.

Nelle statistiche ISTAT, le medie imprese sono generalmente quelle con 50-249 addetti.

Nel Censimento permanente delle imprese con anno di riferimento 2022 rappresentavano il 2,2% delle imprese considerate, pari a circa 22.900 unità.

Le medie imprese rappresentano quindi una componente numericamente più contenuta rispetto a micro e piccole imprese, ma hanno un peso importante nel sistema economico italiano.

Per gli standard italiani, le medie imprese sono quasi da considerare come delle realtà grandi, in particolare se confrontate con il resto dell’UE e del mondo. 

Come distinguere tra micro, piccole, medie e grandi imprese

Cosa sono le grandi imprese

Arriviamo infine alle grandi imprese, cioè quelle che non rientrano nella definizione europea di PMI.

Nelle statistiche ISTAT, le grandi imprese corrispondono generalmente alla classe dimensionale di 250 addetti e oltre.

A differenza di quanto avviene per micro, piccole e medie imprese, la definizione europea delle PMI non stabilisce una soglia massima di fatturato o di totale di bilancio per le grandi imprese. Il superamento della soglia dei 250 occupati rappresenta quindi il principale elemento dimensionale che colloca un’impresa al di fuori della categoria delle PMI.

Le grandi imprese sono numericamente poche rispetto al totale, ma il loro peso economico è significativo.

Secondo i dati ISTAT relativi al 2023, le grandi imprese rappresentavano appena lo 0,4% del totale delle imprese industriali e dei servizi di mercato. Nello stesso anno, tuttavia, generavano circa il 35% del valore aggiunto e occupavano una quota rilevante degli addetti.

Più della metà delle imprese è attiva al Nord (il 28,7% nel Nord-ovest e il 22,7% nel Nord-est), il 21,3% al Centro e il 27,3% nel Mezzogiorno.

I dati mostrano quindi una caratteristica importante del sistema produttivo italiano: le grandi imprese sono poche in termini numerici, ma hanno un peso rilevante in termini di occupazione e valore aggiunto.

Micro, piccole, medie e grandi imprese: lo schema

Per avere un quadro immediato della classificazione, possiamo riassumere i principali criteri previsti dalla definizione europea:

CategoriaOccupatiFatturato annuoTotale di bilancio annuo
Microimpresameno di 10fino a 2 milioni €fino a 2 milioni €
Piccola impresameno di 50fino a 10 milioni €fino a 10 milioni €
Media impresameno di 250fino a 50 milioni €fino a 43 milioni €
Grande impresa250 o più

Per micro, piccole e medie imprese, il rispetto delle soglie economiche è alternativo: oltre al requisito relativo agli occupati, è necessario non superare il limite previsto per il fatturato oppure quello relativo al totale di bilancio.

È inoltre importante ricordare che la definizione europea di PMI e le classificazioni statistiche utilizzate dall’ISTAT non sono necessariamente sovrapponibili in ogni dettaglio. L’ISTAT può infatti suddividere le imprese in classi dimensionali sulla base del numero di addetti, mentre la definizione europea considera anche i parametri economici e, in determinati casi, i rapporti con altre imprese.

Perché è importante sapere se un’impresa è una PMI?

Distinguere tra micro, piccole, medie e grandi imprese non è soltanto un modo per classificare le aziende.

La dimensione dell’impresa può infatti essere rilevante per l’accesso a misure di sostegno, programmi europei e nazionali e specifiche agevolazioni rivolte alle PMI. La definizione europea viene utilizzata come riferimento in diversi ambiti delle politiche a favore delle piccole e medie imprese.

Conoscere la dimensione dell’impresa aiuta inoltre a leggere meglio la struttura del sistema produttivo italiano.

I dati più recenti confermano infatti che il nostro tessuto imprenditoriale è composto soprattutto da imprese di piccole dimensioni. Allo stesso tempo, le imprese più grandi, pur rappresentando una quota molto ridotta del totale, concentrano una parte significativa dell’occupazione e del valore aggiunto.

La distinzione tra micro, piccole, medie e grandi imprese permette quindi di comprendere meglio le diverse realtà che caratterizzano il mondo del lavoro e dell’impresa in Italia.

Per approfondire

Per approfondire la realtà economica e imprenditoriale del nostro Paese invitiamo a consultare il rapporto dell’ISTAT, disponibile qui.

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