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L’Indice PMI manifatturiero dell’Italia sale a 50,6: cosa vuol dire?

Categoria: Lavoro
Dic 19, 2025
Redazione
Un grafico a linee che mostra l'andamento dell'indice PMI manifatturiero dell'Italia, con una linea orizzontale di riferimento sulla soglia di 50 punti

A novembre 2025, il settore manifatturiero italiano ha inviato un importante segnale di ripresa. L’indice HCOB Purchasing Managers’ Index (PMI) è salito a 50,6, superando la soglia critica di 50 punti che separa la contrazione dalla crescita. 

indice PMI italia

Questo dato non solo segna un ritorno all’espansione dopo tre mesi, ma rappresenta anche il miglioramento più significativo dello stato di salute del settore da marzo 2023

Questa performance acquista ancora più rilevanza nel contesto europeo, dove le economie trainanti di Germania e Francia mostrano segnali di debolezza, mentre Italia e Spagna emergono come motori di crescita

Cos’è l’Indice PMI e Perché la Soglia di 50 è Cruciale?

L’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) è un indicatore economico chiave, basato su sondaggi mensili rivolti ai responsabili degli acquisti delle principali aziende del settore manifatturiero. Il suo scopo è misurare la performance del settore basandosi su cinque sotto-indici, ponderati in base alla loro importanza nel determinare lo stato di salute dell’economia: 

  1. Nuovi Ordini (30%)
  2. Produzione (25%)
  3. Occupazione (20%)
  4. Tempi di Consegna dei Fornitori (15%)
  5. Scorte di Articoli Acquistati (10%)

Le risposte fornite dai manager offrono una visione tempestiva e concreta delle condizioni operative correnti.

Il valore di 50 punti è lo spartiacque che determina l’interpretazione dell’indice

  • un punteggio superiore a 50 indica un’espansione dell’attività manifatturiera rispetto al mese precedente;
  • un punteggio inferiore a 50 segnala una contrazione;
  • un valore esattamente pari a 50 indica una situazione di stabilità, senza variazioni significative. 

Per questo motivo, il superamento di questa soglia è un evento attentamente monitorato da economisti e analisti.

I dati di novembre 2025

L’analisi delle singole componenti dell’indice di novembre rivela un quadro complesso, che può essere sintetizzato come un fragile ritorno alla crescita

Sotto la superficie del dato principale positivo, emerge una chiara tensione tra una domanda in forte ripresa e due significativi fattori frenanti: la recrudescenza delle pressioni inflazionistiche sui costi e una persistente cautela nelle politiche occupazionali.

Proviamo ad approfondire la questione.

1. Un ritorno in territorio positivo

A novembre 2025 l’indice è salito a 50,6, in aumento rispetto al 49,9 di ottobre, superando le attese degli analisti.

Cosa significa? Come accennato prima, si tratta della prima espansione registrata in tre mesi e del valore più alto da marzo 2023.

Il dato segna quindi il miglioramento più cospicuo dello stato di salute del settore manifatturiero italiano in oltre due anni e mezzo, rappresentando il superamento di una soglia tanto tecnica quanto psicologica.

2. Nuovi ordini ed esportazioni

Un segnale particolarmente incoraggiante proviene dal portafoglio ordini, che ha registrato l’accelerazione più marcata in oltre tre anni e mezzo, indicando un solido slancio della domanda.

Le esportazioni hanno fornito un impulso decisivo, ponendo fine a una serie di cali durata cinque mesi e registrando l’aumento più netto dall’inizio del 2022.

3. Produzione e occupazione

Emerge qui il paradosso principale dei dati di novembre. A fronte di un robusto afflusso di nuovi ordini, i volumi di produzione sono aumentati in modo solo marginale.

La divergenza è ancora più netta sul fronte del lavoro. Nonostante il miglioramento del portafoglio ordini, le aziende manifatturiere hanno mantenuto un approccio marcatamente cauto, continuando a ridurre la forza lavoro tramite licenziamenti e astenendosi dal sostituire il personale dimissionario. 

Ciò segnala una profonda incertezza sulle prospettive di medio termine.

4. I costi

Le pressioni inflazionistiche si sono intensificate bruscamente. I prezzi degli input (materie prime e semilavorati) sono aumentati al ritmo più veloce degli ultimi tre anni.

Le aziende hanno trasferito solo in parte questi rincari sui prezzi di listino, che sono aumentati in modo più moderato. Questo indica una significativa compressione dei margini di profitto, causata dalle forti pressioni competitive sul mercato.

Prospettive future

Guardando al futuro, i produttori italiani si sono dichiarati ottimisti riguardo alle prospettive per i successivi 12 mesi, sostenuti dalla speranza di un miglioramento dei mercati globali e dall’acquisizione di nuovi clienti

Tuttavia, questo ottimismo è leggermente temperato, con un sentiment che, sebbene positivo, si è lievemente attenuato rispetto al mese precedente, segnalando la persistenza di alcune incertezze.

Insomma, il superamento della soglia dei 50 punti è senza dubbio un segnale positivo e incoraggiante per l’industria nazionale

La strada verso una ripresa solida e duratura richiede però di monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dei costi e le dinamiche del mercato del lavoro. Solo un riallineamento tra la crescita della domanda e una rinnovata fiducia nelle assunzioni potrà trasformare questa fragile ripartenza in un’espansione consolidata.

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